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      Fotografe

Ceolin

Annalisa CEOLIN  

Nata a Venezia, dove risiede, è laureata in Sociologia. Dagli anni Ottanta ha sviluppato nelle sue fotografie in bianco e nero e a colori, analogiche e digitali, una ricerca introspettiva realizzando opere simboliche e metaforiche, oltre che reportages. Allieva di Roberto Salbitani e Mimmo Jodice, ha insegnato fotograa nelle scuole superiori e collabora con riviste, come Fotoit e Gente di Fotograa, ed editori italiani, tra cui Einaudi. Ha realizzato reportages nel Carcere Femminile di Venezia. Sue immagini sono conservate presso importanti archivi e fondazioni italiane. Ha realizzato mostre personali e partecipato a numerose rassegne in Italia e all'estero, le più recenti: 2013, "Linguaggi Alterati", Trevignano Fotograa; 2012, "Nottetempo", C C. Candiani, Mestre-Venezia; "Paesaggi (In)visibili", Palazzo Moroni, Padova; 2011; 2010, "The people in the shadow", a cura di F. Raschiatore; "Mostra Antologica" Fatue, Galleria Tir Mostovna, Nova Gorica (SLO); "Occhi rossi", Festival indipendente di fotograa, Forte Predestino, Roma; "Fotox1000", Festival della Fotograa, Roma; "NYPH New York Photo Festival, Videoproiezione; "On the back" personale, "Seravezza Fotograa"; "Focus on female. In bilico" a cura di A. Pieroni e S. Tommasoli, FIOF; "Cento anni del Movimento Futurista", a cura di M.Campolunghi, Ocina delle Immagini, Roma; "Autori Veneti", Villa Onigo, direzione artistica P.Croci; 2008, "Prima Mostra Mondiale di Fotograa", Pechino; "Scambio", Mohrvilla, Monaco di Baviera; "La città illeggibile", Spazioeventi Mondadori, Venezia; "Marghera Fotograa" 10° PhotoFestival, a cura di P.Croci.

Crisigiovanni

Maria Teresa CRISIGIOVANNI   

Si è formata alla scuola "CameraD-Accademia Fotogrfica" diretta da Maria Pia Miani. Da allora l'attenzione nel fotografare è stata costantemente orientata verso i condizionamenti visivi e simbolici operanti nell'immaginario personale. Fa parte delle associazioni fotograche "Fatue" e "Fotosintesi" e collabora col Centro Donna di Mestre. Dal 2005 collabora, con " Rivista Orale", alla realizzazione di video fotograci. Ha esposto a: Yale University e Fayreld University, New Haven, USA; Frauenkulturhaus, Monaco; Rencontres de la Photographie, Arles; S. Felice sul Panaro (Modena); Galleria d'arte San Fedele, Milano; Centro Culturale Candiani, Mestre; Scoletta dei Calegheri, Venezia; Galleria Contemporaneo, Mestre; Bugno Art Gallery, Venezia; Teatro delle Celebrazioni, Bologna; Palazzo del Cinema, Lido di Venezia; Galleria d'arte A+A, Venezia; Fotoleggendo, Roma; Galleria Lanterna Magica, Palermo; Galleria FIAF, Torino.

Luzzoli

Marina LUZZOLI   

Nata a Milano vive a Venezia dai primi anni '80. Operatrice di ripresa in televisioni private, dall' 88 lavora come assistente di fotograa in Istituti di Graca Pubblicitaria. Dal '92 collabora alla realizzazione di programmi in multivisione per Cathèdrale d'Images di Les Baux de Provence, Francia. Realizza diaporama e interventi audiovisivi per spettacoli teatrali Otto voci per l'Inferno récital dall'Inferno di Dante e altri testi 1992/93, Partitura vocale Teatro a l'Avogaria 1992, e il tempo rapirà chi m' innamora concerto per voci sax e immagini 2003, e noi siam lavoratore racconti e canti del lavoro delle donne 2007 - 2013, Ai campi di Borla report nella fattoria didattica di Donatella Mondin 2010. Dal '96 fa parte del gruppo fotograco "Fatue" con cui partecipa ad esposizioni, pubblicazioni,installazioni fotograche e con cui realizza proiezioni e video (Il viaggio di Annina - racconto per immagini 1999/2007, Accurre donna e vide intervento multimediale 2000, Non volevo dire della guerra… con lettura di poesia di A.Anedda 2002, Venezia in ombra video per la mostra fotograca 2009. Sempre con Fatue collabora alla realizzazione di: 500 catenelle d'oro récital sulla poesia e sul canto d'amore per voci, strumenti ed immagini 1999/2003, Le vie della libertà femminile storia del femminismo per il 60° anniversario del voto alle donne - récital per attrici, cantanti e immagini 2006, 2012, Toponomastica al femminile letture, immagini, musica nella Venezia dei nizioleti 2012.

Taboni

Barbara TABONI   

Ha conseguito la Laurea Specialistica in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo, all'Accademia di Belle Arti di Venezia . Ha esposto i suoi lavori in importanti mostre personali e collettive, tra le quali: 2013, Open16- Esposizione Internazionale di Scultura e Installazione, a cura di P. De Grandis e C. Scarpa, Venezia; Ikono on Air Festival, lm e video arte, Berlino; Acsa, nal show, Autocenter, Berlino, a cura di M.Mul e O.Nicolai; 2012, Future Landscape in DCNext. Taibon (BL), a cura di R. Caldura e G. D'Incà Levis; Lustrale, Evento in collaborazione con Pierangelo Taboni, Esine (BS); 2011, Cracked Culture? Eastern Borders, Evento Collaterale della 54. Biennale di Venezia, a cura di G. Vallese; DC Pulse 2, Dolomiti Contemporanee, Sospirolo (BL), a cura di G. D'Incà Levis; DC Paint 1, Dolomiti Contemporanee, Sospirolo ( BL), a cura di G. D'Incà Levis; 2010, Five Rooms, Villa Miari Fulcis, Belluno, a cura di G. D'Incà Levis; Please Me Fashion, Sabbioneta, Palazzo Ducale, a cura di M. Pecchioli e I. Falbo; 2009, Mostra Personale, Selah, Ex Chiesa di S.Antonio – Spazio Culturale di Badoere (TV) a cura di C. Sala; The CREAM Society, Fondazione La Fornace dell'Innovazione, Asolo(TV), a cura di G. Vallese e C. Sala; Cream in Paradiso, in concomitanza con la 53. Biennale di Arti Visive, Giardini della Biennale di Venezia, a cura di G. Vallese.

Mercadini

Profilo di Gabrilella Mercadini (1938-2010)a cura di M.T. Sega
Una fotografa in movimento.
Nata a Venezia, ma trapiantata a Roma, Gabriella era una fotografa in movimento, nel doppio significato del nomandismo, del viaggio, dell'andare, e dell'essere testimone dei movimenti sociali. Nel 1968 …. prendere in mano la macchina fotografica e inizia a documentare: il movimento operaio e studentesco, il movimento delle donne e quello per la pace, lo sfregio dell'ambiente e il disagio sociale, le nuove povertà e la condizione degli immigrati. Ma anche l'arte, nella varie Biennali e nei Musei. Generazione di donne che si approprino della camera come mezzo per produrre da sé la loro rappresentazione.
Il suo è uno sguardo curioso ma nello stesso tempo rispettoso del soggetto fotografato e della sua dignità, come nei ritratti di donne, lo sguardo di chi non si pone al di sopra e al di fuori, ma entra in relazione, cerca la giusta misura tra vicinanza e distanza. Le sue immagini in bianco e nero (non è mai passata al digitale), rigoroso, raccontano  .
Lavora per giornali come L'Unità, Paese Sera, il Manifesto, Noi donne, Rassegna sindacale, Diario, Internazionale, la Repubblica, il Messaggero, il Corriere della Sera, l'Espresso, Amica, anche per l'Archivio storico del movimento operaio, Hachette, RaiTre. Ha scelto di gestire in prima persona la distribuzione delle sue immagini rimanendo sempre fotogiornalista «free lance», senza intermediari. Libera nel fotografare e nel pubblicare.
 
Lei stessa racconta il rapporto con la fotografia
All'inizio della mia professione la passione per i viaggi, ereditata da un padre marinaio, mi ha portato a privilegiare la fotografia a indirizzo antropologico in giro per i continenti. Dal 1968, di fronte al periodo storico che stavo vivendo, ho scelto il mezzo fotografico per cercare di documentare le varie realtà sociali che mi si presentavano quotidianamente.
Il movimento operaio e quello studentesco, le rivendicazioni delle donne dopo secoli di silenzio, l'ambiente sempre più degradato, l'emarginazione dei «diversi», il mondo dei primi immigrati. Accanto a queste tematiche, la ricerca fotografica sull'arte e gli spazi museali, un discorso a parte che amo.
Contemporaneamente facevo le mie scelte politiche e iniziavo a collaborare con le varie testate e realtà della sinistra che in quegli anni erano molto vitali e numerose.
Ancora oggi sono convinta che l'uso «sociale» della macchina fotografica sia nato assieme alla mia resa di coscienza politica. O potrebbe essere il contrario...
Iniziato quarant'anni fa questo rapporto si andato man mano consolidando nel tempo anche se la collaborazione è diminuita per vari motivi tra i quali la mia scelta di non passare al digitale e continuare a fotografare in bianco e nero.
Mi auguro che questo legame continui in questi anni oscuri di svolta epocale, in attesa anche di vedere più numerose le «belle bandiere» alla manifestazione, nelle mani di un operaio licenziato, di un immigrato o di un giovane precario.
Perché non smettere di documentare la realtà che ci circonda è doveroso oggi come lo fu tanti anni fa. E ancora di più.
(Gabriella Mercadini, l'«Unità»,  2010)